### Meloni: ‘In classe numero massimo di stranieri e divieto di burqa, norma in arrivo’ – Bar Sport di Briga Novarese – domenica, 20 di settembre di 2026.

por fcerutti | Sep 20, 2026 | Bar Sport, In Italiano

### Meloni: 'In classe numero massimo di stranieri e divieto di burqa, norma in arrivo' - Bar Sport di Briga Novarese - domenica, 20 di settembre di 2026.

Alle undici di domenica mattina il Bar Sport di Briga Novarese era pieno di quell'aria densa che solo Otello, detto «Calorifero», sapeva produrre. Il suo caffè era così corposo che una volta un cucchiaino ci era rimasto in piedi fino a Ferragosto e nessuno aveva osato tirarlo via per rispetto.

Tonino «il Termosifone» entrò con la maglia azzurra della Nazionale e il telefono alzato come un ostensorio.

— Signori, il Governo mette il tetto! In classe un numero massimo di stranieri, per legge. E poi il divieto di burqa e hijab a scuola, e i genitori con problemi di inserimento devono imparare l'italiano.

Il ragionier Gualtieri abbassò il giornale di un centimetro esatto, quanto bastava per guardare Tonino da sopra gli occhiali.

— Il tetto c'è già, al trenta per cento. Lo dico io che ho la tessera del sindacato pensionati e mi ricordo tutto, anche cosa ho mangiato nel 1974.

— La premier dice che i bambini italiani non possono sentirsi minoranza in classe — insistette Tonino, scorrendo lo schermo con il dito.

— Io da bambino ero minoranza in classe: tutti interisti, io torinista — sospirò Gualtieri. — Non mi ha mai dato un ministro il tetto per i tifosi dell'Inter.

Il Peppone, meccanico dalla barba tanto fitta da nascondere due chiavi inglesi, posò la tazzina con la delicatezza di un elefante in una cristalleria.

— Un tetto per legge? Io i tetti li conosco. Li metti, e poi piove dal lato sbagliato.

— Però che a scuola ci siano regole comuni mi pare giusto — precisò Gualtieri, con l'aria di un notaio che apre il testamento di un parente antipatico. — Che si facciano con il righello, meno.

La Mirella, capelli rossi e una collana grande come una ruota di bicicletta, intervenne con un sorriso da fiera paesana.

— Io non sono contro né a favore, dico solo: chi conta gli stranieri? Mio nipote ha il cognome milanese, il nonno è calabrese e la fidanzata è di Trecate. Lui in che casella lo mettono?

— Nella casella «complicato» — rispose Otello, strofinando il bancone.

Il Poeta, titolare del bar, con il grembiule nero, la camicia a quadri e la coda di cavallo, alzò un dito verso il soffitto.

— Se c'è un numero da rispettare, a chi tocca di contare? E se chi conta non sa contare, la classe c'è da rifare!

— Bravo, Poeta — approvò la Mirella. — Ma io ho perso il filo alla seconda rima.

— L'ho perso anch'io — ammise il Poeta. — Sono le domeniche.

— Comunque io ho un tetto sopra la macchina del caffè da vent'anni — sospirò Otello. — Perde. Nessun ministro è mai venuto a vederlo.

In quel momento la porta si aprì con il campanello di rame. Sulla soglia comparve un ragazzino di dodici anni, nato all'ospedale Maggiore di Novara, con la maglia dell'Inter e una fascia nera al braccio.

— Buongiorno a tutti. Un gelato al limone, per favore. E per mia mamma un caffè d'orzo.

— Ma tu l'italiano lo sai? — chiese il Peppone, con la delicatezza di uno spanner.

— Meglio di lei, signor Peppone. In grammatica ho preso nove.

— Il congiuntivo in questo bar è già stato dichiarato disperso — commentò Gualtieri.

— Se vuole, glielo ripasso io — offrì il ragazzino, con la serietà di un professore alla vigilia della pensione.

Ci fu un silenzio di quelli lunghi. Poi il ragazzino guardò la fascia nera che portava al braccio.

— Oggi c'è il minuto di silenzio per Mazzola. Anche qui lo facciamo?

Otello spense la macchina del caffè. Il Poeta smise di rimare. Il Peppone tolse il cappello che non portava mai. Per un minuto intero, in quel bar, nessuno contò nessuno.

— Segno sul taccuino — disse alla fine Tonino, a voce bassa. — Unanimità.

— E il gelato al limone lo offre la casa — aggiunse il Poeta, senza rima.