L'inquisitore e il terrorista: stessa logica, secoli diversi.
Un inquisitore secoli fa entrava in casa tua, ti accusava di eresia e ti trascinava in una camera di tortura. Oggi, un terrorista entra in una scuola, in un mercato, in una chiesa, e uccide nel nome del suo dio. Cosa cambia? Quasi nulla.
Entrambi erano convinti di fare la cosa giusta. Gli inquisitori bruciavano gli eretici per "salvare la loro anima". I terroristi fanno esplodere corpi innocenti per "purificare il mondo". La logica è identica: la vita umana smette di contare quando qualcuno crede di rispondere a un'autorità superiore, invisibile, indiscutibile.
Mi colpisce sempre lo stesso dettaglio: nessuno dei due si considerava malvagio. Anzi. Erano convinti di stare dalla parte giusta della storia, armati di una certezza morale che nessuna prova terrena potrebbe mai garantire. È questo il problema di fondo: quando la giustificazione di un atto viene da un'entità che non risponde a nessuno, non c'è argomento razionale capace di fermarla.
Ci indigniamo guardando il telegiornale, ma non è una novità: è la stessa violenza di sempre, solo più visibile, più immediata, impossibile da ignorare grazie ai social.
Una buona intenzione, per quanto sincera, non basta a giustificare il danno che produce. Le intenzioni si giudicano nella tua testa. I danni si misurano nella realtà, sulla pelle di chi li subisce. E la realtà, a differenza della fede, non fa sconti a nessuno.

