### Sciopero generale oggi 2 ottobre 2026, si fermano treni, scuola e sanità: orari e settori coinvolti - Bar Sport di Briga Novarese - venerdì, 2 ottobre 2026
Alle dieci e mezza il Bar Sport aveva l'aria sospesa dei giorni in cui nessuno sa se è festa o se è lavoro. Il ragionier Gualtieri, giacca di velluto a coste e cravatta anche per lo sciopero, spianò il giornale sul bancone come una mappa del tesoro.
— Sciopero generale di ventiquattr'ore — scandì. — Scuola, sanità, forze dell'ordine, marittimi, metalmeccanici, enti locali, agricoltura, allevamento, vigilanza privata. E i treni, dalle undici alle quattordici.
— Marittimi? — chiese Otello detto Calorifero, lucidando una tazzina in cui si rifletteva la sua calvizie. — A Briga Novarese? Il mare più vicino è il lago d'Orta, e già lì ci vuole il dirigibile.
— È uno sciopero nazionale, Otello. Se si ferma uno solo, si ferma il principio.
— Il principio ha smesso di lavorare nel 1987 — borbottò il Peppone, sbucando dal fondo con la tuta blu e la barba che pareva avere vita autonoma. — Io comunque sono metalmeccanico.
— Tu sei un meccanico con un'officina di tre metri quadri — disse la Mirella, scuotendo il collanone come un campanaccio. — Sciopererai contro te stesso?
— Ci ho pensato. Stamattina ho chiesto al capo se aderiva, e il capo ha detto di no. Allora ho dato le dimissioni dal capo.
— E chi le ha accettate?
— Il garzone. Che sono sempre io.
Il Poeta, dietro la cassa, grembiule nero e codino ondeggiante, batté un cucchiaino sul bicchiere.
— Sciopero di venerdì, weekend lungo e arrivederci a lunedì!
— Una rima — sospirò Tonino il Termosifone, sistemandosi gli occhiali tondi sulla maglietta azzurra della Nazionale. — Annoto.
— Dalle undici alle due, poi, il treno diventa un concetto filosofico — proseguì Gualtieri. — Esiste, ma non passa. Trenord ha già avvisato di possibili ripercussioni, e le ripercussioni non conoscono i confini regionali, come i cinghiali.
— Io alle undici e dodici dovevo andare a Novara — disse la Mirella. — Dal parrucchiere.
— Allora si tenga i capelli com'è, signora. Per un giorno sono patrimonio dell'umanità.
— E l'agricoltura? — domandò Otello. — Le mucche aderiscono?
— Mio cugino di Ghemme dice che stamattina le sue sono rimaste ferme in stalla, immobili, con lo sguardo fisso.
— Ma stanno sempre così.
— Appunto. Dice che scioperano dalla nascita e lui non se n'era mai accorto.
— Vigilanza privata in sciopero — disse la Mirella. — E chi sorveglia i sorveglianti, adesso?
— Il Peppone — rispose Otello. — È l'unico che non dorme mai.
— Dormo benissimo. Ho solo imparato a farlo con gli occhi aperti, come i cavalli e i capistazione.
Gualtieri si sistemò gli occhiali e tornò al giornale.
— Lo sciopero è indetto dalla CSLE, un sindacato autonomo, non tra i più rappresentativi del settore.
— Allora è come il Bar Sport — disse il Poeta. — Autonomo e poco rappresentativo.
— Non rappresenta nessuno, però ferma tutti.
— Io rappresento me stesso da quarant'anni, ragioniere, e non mi sono mai fermato. Tranne il lunedì.
Otello posò la tazzina, si asciugò le mani sul grembiule e assunse una gravità da ministro.
— Signori, comunico che il bar è aperto. Servizi minimi garantiti: caffè sì, cornetto no, sorriso a discrezione.
— E la macchina del caffè? — chiese Gualtieri, guardando l'orologio. Erano le undici e due.
— Si è iscritta stamattina. Dalle undici alle quattordici sciopera anche lei, per solidarietà con i treni.
— Ma lei non è un sindacato!
— Siamo in due: io e la macchina. Maggioranza assoluta.
Tonino scrisse sul quaderno, a stampatello: «Oggi si fermano scuole, ospedali, treni e mucche. Al Bar Sport si ferma solo il discorso, e per quello non c'è sindacato che tenga».
— Servizi essenziali garantiti! — concluse il Poeta, alzando un bicchiere di bianco. — A colazione si beve già, che sia sciopero o sia lì.
— Quella non faceva rima — disse Gualtieri.
— È uno sciopero della rima — rispose il Poeta.

