Potestas e autoritas.

por fcerutti | Oct 11, 2026 | El Maestro y el ingenuo, In Italiano

Il Maestro e l’Ingenuo.

Potestas e autoritas.

– Maestro, mi dica: qual è la cosa peggiore che possa capitare a un capo?

– Mio caro ingenuo, che i suoi dipendenti gli obbediscano, ma non gli riconoscano alcuna autorità.

– Ma se gli obbediscono, che cosa può mancargli? Non è questo che un capo desidera?

– Qui sta l'equivoco, ingenuo. Una cosa è avere la potestà, cioè il potere che deriva dalla carica; un'altra, ben diversa, è avere l'autorevolezza, cioè l'autorità che gli altri ti riconoscono. Per molto tempo le abbiamo confuse.

– Confuse in che senso, Maestro?

– Nel senso del vecchio schema: «Il capo sono io e tu obbedisci, punto». Ma qualcosa sta cambiando, soprattutto tra i lavoratori più giovani. A loro non basta più sapere chi comanda.

– E che cosa vogliono, allora?

– Vogliono sapere perché dovrebbero seguirlo.

– Mi faccia capire meglio la differenza, Maestro. Che cos'è, esattamente, la potestà?

– Quello che puoi imporre. Puoi obbligare qualcuno a fare una cosa: puoi valutarlo, sanzionarlo, perfino licenziarlo. Questa è la potestas.

– E che cosa non si può imporre?

– Il rispetto, la fiducia, la credibilità. Nessuno può ordinare a un altro di rispettarlo. Questa è l'auctoritas.

– Quindi la potestà non serve più a niente?

– No, ingenuo, non dico questo. La potestà resta necessaria, ma risulta sempre meno sufficiente. Per questo dovremmo assistere a un cambiamento importante nel modo di dirigere.

– Ma se un capo ottiene comunque ciò che chiede, che cosa gli importa il resto?

– Ottenere che qualcuno faccia ciò che dici è possibile. Ma ciò che conta davvero è ottenere che pensi: «voglio farlo».

– Quindi la differenza sta nel motivo per cui si obbedisce.

– Esattamente. Con il potere puoi ottenere obbedienza, ma l'autorità la ottieni soltanto quando gli altri te la riconoscono. Ed è lì che passa la differenza tra avere una carica e avere autorità.

– Dunque, Maestro, si obbedisce in due modi: perché si deve oppure perché si vuole.

– Proprio così, mio caro ingenuo. Perché si deve, oppure perché si vuole davvero. Ora permettimi di riposare: per oggi abbiamo detto abbastanza.

– Grazie, Maestro.