Il Maestro e l’Ingenuo.
Sii felice, essere umano.
– Maestro, mi ripetono continuamente "sii felice", come se la felicità fosse un dovere permanente. Che cosa c'è che non va in questa frase?
– Mio caro ingenuo, nella frase c'è un equivoco enorme. Ci dicono "sii felice" come se stare bene sempre fosse un obbligo morale, e come se ogni contrattempo fosse una colpa personale, un fallimento tuo.
– Ma allora che cos'è la felicità, Maestro? Non è uno stato d'animo che dovremmo mantenere?
– No, ingenuo. La felicità non è uno stato d'animo costante. È una conseguenza di ciò che fai, non un comando. Pensaci: conosci qualcuno che viva stabilmente nel Nirvana?
– No, Maestro, però ci sono persone che sembrano avere tutto.
– Nemmeno loro, mio caro ingenuo. Nessuno vive nel Nirvana in modo permanente, neppure chi sembra possedere ogni cosa, perché la vita non è una linea retta.
– E allora com'è, la vita?
– È ritmo, contrasto, pausa, conflitto, conquista. Dopo la notte viene il giorno, dopo il caldo il freddo; dal bene nasce il male, e dal male nasce il bene.
– Capisco. Ma allora dov'è il problema, Maestro, se desideriamo essere felici?
– Il problema, ingenuo, sta nel trasformare la felicità in un obbligo. Quando la felicità diventa un dovere e poi non arriva, che cosa arriva al suo posto?
– La delusione?
– La colpa. La colpa di non essere sempre in alto, di sentire ciò che qualunque essere umano sente.
– Quindi, Maestro, pretendere la felicità in ogni momento ci rende infelici?
– Esattamente. La felicità non è un dovere, ed esigerla di continuo è il modo più rapido di perderla.
– Allora non si tratta di essere felici...
– No, ingenuo. Si tratta di essere umani, e di lasciare che la felicità arrivi quando è il suo momento, non quando qualcuno ce la impone.
– Grazie, Maestro.

