Por Franco Cerutti
### Incendio al teatro Sannazaro di Napoli – Bar Sport di Briga Novarese – martedì, 17 febbraio 2026
Nel fumo del caffè e delle sigarette, il Bar Sport di Briga Novarese era un’arena di chiacchiere, con il jukebox che gracchiava vecchie hit e il flipper che lampeggiava come un ufo atterrato per sbaglio in piazza. Tonino «il Termosifone» entrò sbattendo la porta, giornale sottobraccio, rosso in faccia come se avesse corso la maratona di Napoli.
«Ragazzi, Napoli brucia! Il teatro Sannazaro è andato in fumo, cupola a pezzi, gente che tossisce come gatti con la palla di pelo!»
El Poeta, dietro il banco, versava un bianchino e buttò lì una rima: «Teatro in cenere, che brutta faccenda, Napoli piange la sua leggenda.»
Il ragionier Gualtieri, con gli occhiali sul naso e il cruciverba mezzo fatto, alzò lo sguardo: «Ma che leggenda, Poeta? Quello era un posto per commedie, non per incendi. Magari è stato un attore che ha dimenticato la sigaretta sul sipario, e zac, va tutto a fuoco come i miei conti in rosso.»
La Mirella, seduta al tavolino con il suo cappuccino schiumoso, ridacchiò: «O magari è stato un fantasma dell’opera, stufo di cantare arie vecchie. Immaginate: lo spirito esce dal loggione, accende un fiammifero per noia, e pum! Cupola che vola via come un cappello in burrasca.»
Peppone, il meccanico con la barba che sembrava un nido di passeri, pulendosi le mani unte sul grembiule: «Io dico che è colpa dei termosifoni. Sempre loro, quei maledetti. A Napoli fa caldo, ma metti che uno si è surriscaldato, scoppia, e addio teatro. Tonino, tu che sei il cronista, dimmi: quanti intossicati? Hanno evacuato pure i topi?»
Tonino si accomodò sullo sgabello, sventolando il giornale: «Dicono danni ingenti, struttura compromessa. Evacuazioni a non finire, gente che corre per le strade urlando ‘al fuoco!’ come in un film di Totò. Ma secondo me, è un complotto dei cinema moderni, quelli con i popcorn. Vogliono eliminare i teatri per far posto a multisale con effetti speciali.»
Otello, detto «Calorifero», asciugava i bicchieri con uno straccio logoro: «Calorifero qui, termosifone là… Voi parlate di incendi, ma io ho bruciato più toast che teatri interi. E se fosse stato un corto circuito? Napoli è piena di fili vecchi come le nonne, un scintilla e via, spettacolo pirotecnico gratis.»
Entrò il vecchio Zio Gino, col bastone e il cappello floscio, uno di quei clienti che spuntano dal nulla come funghi dopo la pioggia: «Ai miei tempi, i teatri bruciavano per amore. Un attore geloso, una diva infedele, e fiamme! Altro che cupole compromesse. Ora è tutto elettrico, moderno, noioso. Passami un grappino, Calorifero, che mi scalda il cuore.»
La Mirella annuì, sorseggiando: «Zio Gino ha ragione. Immaginate la scena: il direttore sul palco, urla ‘fuoco!’, e il pubblico applaude pensando sia l’intervallo. Poi escono tutti tossendo, e dicono ‘che effetto speciale!’ Napoli, terra di miracoli e disastri.»
Peppone scoppiò a ridere: «Miracoli? Ma se la cupola è crollata come un soufflé sgonfio! Tonino, leggi bene: intossicati, non morti. Meno male, altrimenti era una tragedia greca. El Poeta, un’altra rima per consolarci?»
El Poeta sorrise, versando: «Fumo e cenere, che disastro atroce, ma Napoli ride, non perde la voce.»
Il ragionier Gualtieri piegò il giornale: «Ride? Con danni ingenti? Io calcolo: ricostruzione, milioni. Ma al Bar Sport, l’unica cosa che brucia è il caffè troppo forte. Alla salute!»
E tutti alzarono i bicchieri, mentre il flipper suonava un tilt, come a chiudere lo spettacolo.

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