Quando il pensiero critico cede il passo al dogma.

por fcerutti | Jun 28, 2026 | In Italiano, Vida cotidiana, ¿Religión?

Quando il pensiero critico cede il passo al dogma.

Mi domando spesso, guardando come vanno le cose nel mondo, perché certe società riescano a fare passi da gigante mentre altre sembrano girare su se stesse, ripetendo discussioni che non portano da nessuna parte. Non parlo di politica in senso stretto. Parlo di un atteggiamento più profondo: il modo in cui una comunità decide cosa è importante e cosa può essere messo in discussione.

 

Quando la fede diventa il criterio assoluto, quando le tradizioni non si toccano perché “si è sempre fatto così”, il pensiero critico finisce inevitabilmente in secondo piano. Non sto dicendo che avere una spiritualità sia un problema. Per molte persone è un sostegno vero, un modo per dare senso alla vita. Il problema nasce quando quella spiritualità – o meglio, la sua versione istituzionalizzata – pretende di decidere anche ciò che riguarda la ricerca, l’educazione, le regole della convivenza. A quel punto le priorità si spostano. Si investe di più nel preservare ciò che è considerato sacro che nel creare le condizioni perché la conoscenza avanzi.

 

Vedo la differenza concreta tra chi mette risorse e attenzione nella costruzione di luoghi dove si studia, si sperimenta, si insegna a ragionare con la propria testa, e chi invece concentra energie e soldi nel difendere strutture che forse avevano un senso in altri tempi ma che oggi limitano le possibilità di tante persone. Quando le posizioni nella società dipendono più da ciò che si è ereditato che da ciò che si sa fare o da quanto si è disposti a imparare, il talento viene sprecato. E una società che spreca talento prima o poi paga il conto.

 

Le comunità che progrediscono sono quelle disposte a rimettere in discussione anche le certezze più radicate. Non buttano via tutto il passato – sarebbe stupido oltre che impossibile – ma lo mettono alla prova. La tradizione ha un ruolo importante: conserva memoria, valori, esperienze che hanno funzionato. Però da sola non basta. È la ragione, con la sua capacità di dubitare e di verificare, che permette di trasformare quelle esperienze in strumenti utili per il presente. Senza questo passaggio, la tradizione diventa solo ripetizione.

 

Se una società sceglie di non fare più questo lavoro, se preferisce la tranquillità del già noto alla fatica di ripensare le cose, prima o poi si accorge che il mondo è andato avanti senza di lei. Non è una tragedia morale, è una conseguenza pratica. Chi non si muove viene superato, e il divario si allarga in termini di conoscenze, di opportunità, di capacità di risolvere i problemi reali delle persone.

 

La vita è un’occasione che ci viene data una sola volta. Non ci viene data perché la usiamo per ripetere schemi vecchi o per difendere a ogni costo ciò che non regge più alla prova dei fatti. Ci viene data perché possiamo imparare, correggerci, inventare modi migliori di stare insieme e di affrontare quello che ci capita. Avere il coraggio di evolvere, di mettere in discussione anche quello che ci hanno insegnato come intoccabile, non è un tradimento delle proprie origini. È, credo, il modo più onesto per onorarle davvero. Altrimenti rischiamo di lasciare che siano altri a scrivere il nostro futuro mentre noi restiamo a discutere di cose che, nel frattempo, hanno perso ogni legame con la realtà.