### Manovra da 23,5 miliardi: 5 dalle banche, niente taglio Irpef – Bar Sport di Briga Novarese – venerdì, 16 di ottobre di 2026

por fcerutti | Oct 16, 2026 | Bar Sport, In Italiano

### Manovra da 23,5 miliardi: 5 dalle banche, niente taglio Irpef - Bar Sport di Briga Novarese - venerdì, 16 di ottobre di 2026

Alle sette di sera il Bar Sport di Briga Novarese sembrava una sala operatoria, con la differenza che in sala operatoria di solito qualcuno sa cosa sta facendo. Il ragionier Gualtieri aveva steso il giornale sul bancone e lo studiava con gli occhiali sulla punta del naso, come un entomologo davanti a uno scarafaggio con troppi zeri.

— Ventitré virgola cinque miliardi — scandì. — Se li contassimo un euro alla volta, saremmo ancora qui all'elezione del prossimo Papa.

— E in lire quanti sono? — chiese Tonino il Termosifone, scrivendo sul taccuino dentro la sua maglia azzurra della Nazionale.

— Troppi, Tonino. In qualunque moneta, sempre troppi.

Otello detto Calorifero lucidava la stessa tazzina da un quarto d'ora, e la sua testa calva rifletteva la lampada come un secondo faro.

— Dicono che cinque miliardi li chiedono alle banche. E le banche sono già incavolate nere.

— Hanno detto che è una misura non negoziata! — esclamò la Mirella, con una collana grande come un salvagente. — Non negoziata! Come quando mio marito ha venduto il motorino senza dirmelo. Io, a quel punto, ho negoziato col mattarello.

— E il taglio dell'Irpef per il ceto medio? — domandò il Peppone, tuta blu e barba che sembrava avere una vita propria.

— Non c'è — disse Gualtieri. — È in bilico. Come i miei gradini di casa, quando piove.

Dal retro arrivò il Poeta, asciugandosi le mani sul grembiule nero, e buttò lì la rima senza voltarsi:

— Se la banca versa il dazio, il cliente prende lo strazio.

— Poeta, ha ragione — ammise Otello. — Ieri la mia banca mi ha chiesto due euro per dirmi che non avevo due euro.

— Io una volta ho conosciuto un collega — riprese Gualtieri, abbassando la voce come per un segreto di Stato — il ragionier Bellotti. Nel novantadue fece una manovra così piccola che nessuno riuscì a trovarla. La cercarono per anni con le torce, nei ministeri, nei cassetti, perfino nelle giacche. Pare che l'abbiano ritrovata nel '98, dentro un cappotto.

— Nel cappotto di chi? — chiese tremando la Mirella.

— Nel cappotto di Bellotti. Era sempre stata lì.

— A Bruxelles hanno alzato un muro — intervenne Tonino, consultando le sue note. — La Meloni chiedeva più flessibilità, ma i Nordici non gliel'hanno data.

— La flessibilità è come il caffè del Nord — sospirò Otello. — Tutti la chiedono e nessuno la offre.

— Io sono meccanico, non faccio manovre — disse il Peppone, scuotendo la testa. — Io faccio retromarce. E quelle, vi garantisco, di questi tempi sono le più richieste.

Dal tavolino in fondo, un signore con il cappello da cacciatore, che nessuno aveva mai visto e che sembrava stare lì da sempre, alzò la mano con calma solenne.

— Se tolgono il taglio al ceto medio — disse — io che ceto sono? Perché io, al mattino, mi sento medio. Ma alla sera, dopo la bolletta, mi sento basso.

— Anche io — approvò la Mirella. — Prima della bolletta, al massimo, mi sento alta. Dopo, resto in ginocchio.

— Le banche diranno che i costi li ribalteranno sui clienti — disse Otello, posando finalmente la tazzina. — E io, di conseguenza, il caffè lo ribalto sul bancone.

— Che poi è l'unico ribaltamento sincero di tutta la manovra — concluse Gualtieri, dando un colpetto al giornale.

Tonino chiuse il taccuino. Nove pagine di cifre, nessuna delle quali tornava con le altre. Il Poeta, già sulla porta del retro, si girò un'ultima volta:

— Chi ha miliardi da contare, non sa cosa vuol dire pagare. Chi ha da contare solo il caffè, sa che la manovra è sempre lì per te.

Fuori, sulla piazza di Briga, la nebbia scendeva a coprire ogni cosa, comprese le cifre.