Anime sante, servizio sveglia.

por fcerutti | Oct 25, 2026 | In Italiano, La mia infanzia, Vida cotidiana

Ricordi tragici dell'infanzia.

Anime sante, servizio sveglia.

Nel 1966, a casa nostra, c’erano tre autorità supreme: il Papa, il parroco e la nonna. Subito sotto la nonna, in una gerarchia che nessuno aveva mai osato mettere per iscritto, venivano le anime del purgatorio.

La nonna con le anime aveva un rapporto da soci in affari. Accendeva loro i lumini, recitava rosari a pacchetti da cinquanta, faceva promesse solenni davanti all’immaginetta appesa sopra il comodino. E fin qui, niente da eccepire: ognuno ha i suoi santi in paradiso, o nei dintorni.

Il problema era un servizio supplementare, che qualcuno, in un’epoca imprecisata, aveva evidentemente scoperto e messo in circolazione: la sveglia. La sera, prima di coricarsi, bastava dire «Anime sante del purgatorio, svegliatemi alle cinque», e alle cinque spaccate quelle ti svegliavano. Gratis. Senza prenotazione. Senza nemmeno la sveglia a due campanelle, che in casa nostra faceva un rumore da carro armato ma aveva almeno la decenza di stare sul comodino, dove la vedevi.

Io da bambino mi ponevo due domande, e non ho ancora ricevuto risposta a nessuna delle due.

La prima: come ti svegliano? Perché le anime una sveglia non ce l’hanno. Non hanno il comodino, non hanno la molla, non hanno nemmeno le mani per scuoterti una spalla, o almeno spero.

La seconda, ancora più inquietante: a loro, chi le sveglia? Perché se si presentano puntuali alle cinque significa che là sopra c’è un turno di notte, un’anima addetta alle sveglie che a sua volta ne ha chiesta un’altra, che ne ha chiesta un’altra ancora, in una catena infinita che risale fino a un’anima suprema che non dorme mai. Un’organizzazione di una efficienza che nemmeno le Ferrovie dello Stato, ecco.

Perché il metodo, ahimè, era uno solo: il sussurro nell’orecchio. Immaginatevi nel cuore della notte, nel sonno più profondo, e di sentire proprio lì, a due centimetri dal padiglione auricolare, una vocina che dice il vostro nome. No, grazie. Io così non mi voglio svegliare. Lasciatemi dormire, a costo di perdere il treno delle 5 e 40. Mi sta bene perdere il treno. Quello che non mi sta bene è essere sussurrato da qualcuno che non vedo.

E la cosa più sconcertante è che c’era gente che lo raccontava con la massima naturalezza. «A me mi hanno svegliato, sì. Alle quattro e dieci. Sussurravano il mio nome.» E poi andava a farsi il caffè, tranquillo come un lunedì qualunque. Io, al posto suo, l’indomani avrei messo il letto in vendita in piazza, materasso compreso.

Si diceva anche che alle anime si potessero chiedere favori, ma a una condizione: la promessa andava mantenuta, perché con loro non si poteva fare il furbo. Immaginatevi in debito con un’anima. Io sono pessimo a farmi restituire cinquecento lire da chi me le deve; ma qualcosa mi dice che loro, con i debitori, non sono così distratti. Hanno l’eternità davanti e nessuna fretta di dimenticare.

La nonna, naturalmente, aveva una fede inossidabile. «Franco, raccomàndati alle anime sante!»

«Nonna, io le rispetto moltissimo. Auguro loro ogni bene e spero davvero che risolvano presto la situazione in cui si trovano. Ma nei miei problemi preferisco non coinvolgerle.»

E se per caso qualche anima santa stesse leggendo questo racconto: massimo rispetto, tra noi tutto a posto, nessun rancore.

Ah, e un’ultima cosina. Domani è domenica: non devo alzarmi presto.