Por Franco Cerutti
### Vannacci registra marchio «Futuro nazionale» al Bar Sport di Briga Novarese – mercoledì, 28 gennaio 2026
Nel fumo denso del Bar Sport, al centro di Briga Novarese, dove le tazzine tintinnano come campanelle impazzite e l’aria sa di caffè bruciato misto a sogni infranti, Tonino «il Termosifone» irrompe dalla porta con un giornale arrotolato sotto il braccio, rosso in faccia come un peperone al sole. Sbatte il foglio sul bancone, facendo sobbalzare le bottiglie di grappa.
«Avete sentito? Questo Vannacci, il generale con la faccia da statua equestre, ha registrato il marchio «Futuro nazionale»! Roba da matti, dice che è un simbolo, ma io ci vedo l’addio alla Lega, con Zaia che lo spinge fuori come un gatto dal sacco!»
El Poeta, dietro il bancone con il suo grembiule unto, versa un caffè e butta lì una rima storta: «Futuro nazionale, che rima con banale, ma se Zaia lo caccia, finisce in una fiacca.»
Il ragionier Gualtieri, appollaiato sul suo sgabello come un gufo in pensione, aggiusta gli occhiali e sbuffa. «Marchi, simboli, addii… Ma che futuro è questo? Io registro marchi solo per le tasse, e finisco sempre col pagare il doppio. Vannacci vuole fare il partito suo? Che lo chiami «Passato Imperfetto», almeno è onesto.»
La Mirella, con il suo cappotto a fiori che sembra un giardino ambulante, ride e picchia il cucchiaino sul piattino. «Oh, ma immaginate: il generale con il suo marchio, tipo un’etichetta su una bottiglia di vino andato a male. Zaia lo espelle? Ben gli sta, con quelle idee da antico romano in pensione. Peppone, tu che ne dici, con quella barba da profeta del motore?»
Il Peppone, unto d’olio fino alle orecchie, alza lo sguardo dal suo giornale unto pure quello. «Io? Io dico che se Vannacci registra un marchio, è perché vuole marchiare il territorio come un cane randagio. La Lega? Tensioni interne, dicono. Ma quali tensioni, è un litigio da officina: uno vuole il ponte, l’altro il fosso. Zaia lo spinge per l’espulsione? Che lo butti nel Po, almeno fertilizza i campi.»
Otello, che tutti chiamano «Calorifero» perché scalda l’ambiente con le sue battute calde, pulisce un bicchiere ridacchiando. «Futuro nazionale… Suona come un detersivo per lavare i peccati della politica. Se lo registra, magari ci fa le magliette: «Indossa il futuro, ma lavalo a secco». E Zaia? Quello è veneto, testardo come un mulo in salita. Espulsione? Meglio, così Vannacci fonda il partito dei generali in pensione, con parate al supermercato.»
Entra il vecchio Zio Beppe, un cliente con la pipa eterna in bocca, e si unisce al coro senza invito. «Io l’ho visto in tv, ‘sto Vannacci. Parla di futuro, ma ha la faccia da passato remoto. Marchio? Che lo usi per etichettare le sue idee balzane. Zaia lo caccia? Giusto, la Lega non è un circo equestre.»
Tonino annuisce, agitando il giornale come una bandiera. «Esatto! È un segnale, gente. Addio Lega, benvenuto al caos. Ma nel nostro futuro nazionale, qui a Briga, l’unica tensione è tra il caffè e lo stomaco vuoto.»
El Poeta conclude con un’altra rima, versando un altro giro: «Marchio o non marchio, qui si brinda al bar, che il futuro è un inganno, meglio un caffè amaro.»
E il Bar Sport ride, tra fumo e chiacchiere, mentre fuori Briga sonnecchia sotto un cielo grigio, indifferente ai marchi e ai generali.

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