Por Franco Cerutti

### Polemica sull’angelo con il volto di Meloni in basilica a Roma – Cronache dal Bar Sport di Briga Novarese – domenica, 1 febbraio 2026

Il fumo del caffè saliva pigro dal bancone, mentre fuori Briga Novarese sonnecchiava sotto un cielo grigio come un vecchio giornale. Dentro, il solito giro di carte e bicchieri, con El Poeta che lucidava un bicchiere recitando una rima storta: «Angelo in chiesa, volto di premier, che stranezza è questa, un affresco da ridere?»

Tonino «il Termosifone» entrò sbattendo la porta, con il giornale sottobraccio come un trofeo. Si piazzò al centro, sventolando la pagina: «Guardate qua! A Roma, in una basilica, han restaurato un angelo e ora sembra la Meloni! Irritazione della Diocesi, intervento della Soprintendenza. Ma che roba è? Un angelo con la faccia da premier!»

Il ragionier Gualtieri, con gli occhiali sul naso, alzò lo sguardo dal suo cappuccino. «Ah, sì? E magari vola pure con il decreto legge sotto l’ala. Immaginate: ‘Beati i mansueti, ma solo se pagano le tasse’.»

Rise la Mirella, seduta al tavolino con il suo tè, agitando il cucchiaino. «Ma dai, sarà un caso. O forse il restauratore è un fan sfegatato. ‘Signora premier, le dedico un’aureola!’ E lei: ‘Grazie, ma preferivo un monumento in piazza.'»

Peppone, con la barba unta di grasso da meccanico, si grattò la testa e buttò lì: «Io dico che è un complotto. Hanno messo la faccia della Meloni per farla santa prima del tempo. Prossimo passo: san Giorgia protettrice dei confini e dei restauri malriusciti.»

Otello, detto «Calorifero», versò un altro giro di bianchini senza smettere di asciugare i bicchieri. «E se fosse al contrario? Magari l’angelo originale sembrava già lei, e il restauro ha solo pulito via la polvere. ‘Ehi, questo cherubino ha lo sguardo da conferenza stampa!'»

Entrò il vecchio Zio Beppe, un cliente che bazzicava il bar da quando c’erano ancora i gettoni per il telefono, e si unì al coro: «A me ricorda quella volta che han dipinto il sindaco sul muro della latteria. Finì che sembrava un prosciutto con gli occhi. Qui almeno è un angelo, non un diavolo tentatore di voti.»

El Poeta, dietro il bancone, non resistette e buttò una rima: «Angelo Meloni in basilica santa, faccia da leader, aureola storta. La Diocesi arrabbiata, Soprintendenza in fretta, ma al Bar Sport ridiamo, è una gran barzelletta!»

Tonino annuì, picchiando il pugno sul tavolo. «Esatto! Immaginate la premier che va a vederlo: ‘Ma sono io! Datemi un selfie con le ali.’ E il Papa: ‘Figliola, è un miracolo o un errore di Photoshop?'»

La Mirella scoppiò a ridere, versandosi quasi il tè addosso. «O peggio: diventa meta di pellegrinaggio. Turisti in fila: ‘Prego per un bonus casa dall’angelo Meloni!'»

Peppone intervenne di nuovo, serio come un guasto al motore: «Io ci vedo del buono. Se gli angeli somigliano ai politici, magari i politici iniziano a somigliare agli angeli. Meno chiacchiere e più miracoli.»

Il ragionier Gualtieri chiuse il cerchio: «Miracoli? Qui a Briga Novarese ne servirebbe uno per far arrivare l’autobus senza deviazioni nel nulla. Ma va là, brindiamo all’angelo premier. Alla salute!»

E così, tra una risata e l’altra, il Bar Sport trasformò una polemica romana in una leggenda locale, con il caffè che continuava a fumare e le carte che volavano come ali posticce.