Por Franco Cerutti

### Errore nel trapianto di cuore a Napoli – Bar Sport di Briga Novarese – domenica, 8 febbraio 2026

Nel Bar Sport di Briga Novarese, il fumo delle sigarette si mescola all’odore di caffè bruciato, e il calendario appeso dietro il bancone segna ancora il 2025 perché El Poeta dice che il tempo è una rima che non si affretta. Otello, che tutti chiamano Calorifero per via di quella storia con la stufa a kerosene, lucida i bicchieri con uno straccio che ha visto più guerre di un veterano.

Tonino il Termosifone entra sbattendo la porta, con il giornale sotto il braccio come un’arma segreta. «Ragazzi, sentite questa! A Napoli, un cuore per trapianto è arrivato carbonizzato. Invece del ghiaccio, l’hanno messo nell’anidride! Roba da matti, eh? Come se fosse una bistecca al barbecue!»

El Poeta, dietro il banco, alza gli occhi dal cruciverba e butta lì: «Cuore bruciato, amore sfiatato, Napoli in lutto, ospedale confuso.» Ride da solo, come se avesse inventato la poesia.

Il ragionier Gualtieri, con gli occhiali sul naso e il cappotto che puzza di naftalina, sorseggia il suo amaro. «Ma che anidride? Quella per fare il ghiaccio secco? Ah, questi medici moderni! Ai miei tempi, i cuori si rompevano per amore, non per chimica. Immaginate: il chirurgo apre la scatola e trova un blocco di carbone. ‘Dottore, è pronto il paziente?’ ‘Sì, ma il cuore è pronto per la grigliata!'»

La Mirella, seduta al tavolino con le gambe accavallate e un rossetto che sembra un semaforo rosso, sbuffa una nuvola di fumo. «Uomini! Sempre a parlare di cuori. A Bolzano l’hanno spedito, dicono, e a Napoli è arrivato fritto. Magari era un messaggio mafioso: ‘Ti mando il cuore, ma caldo!’ Oppure è colpa del cambiamento climatico, che scioglie pure i ghiaccioli.»

Peppone, il meccanico con la barba che sembra un nido di passeri, pulisce le mani unte sul tovagliolo. «Io dico che è sabotaggio! L’anidride è roba da motori, non da corpi. Magari hanno confuso il pacco con uno di bibite gassate. ‘Ehi, dottore, questo cuore frizza!’ E bum, esplode come una lattina agitata.»

Entra il nonno Beppe, un vecchio con il bastone che ticchetta sul pavimento come un orologio rotto. Si siede senza salutare e ordina un bianchino. «Ai miei tempi, i trapianti si facevano con le mani. Niente anidride, solo sudore e preghiere. Questo cuore carbonizzato? È il diavolo che ci mette lo zampino. O forse è un esperimento per cuori alla brace, specialità napoletana!»

Tonino ride, picchiando il pugno sul bancone. «Sentite, sentite! Inchiesta a Napoli e Bolzano. I bolzanini diranno: ‘Noi l’abbiamo mandato fresco come la neve delle Alpi!’ E i napoletani: ‘Qui è arrivato come un vulcano!’ Magari era destinato a un vampiro, che preferisce il sangue freddo, ma hanno sbagliato ricetta.»

El Poeta versa un altro giro, e rima: «Cuore gelato, trapianto sbagliato, da Bolzano a Napoli, un viaggio fatale.» Tutti annuiscono, come se fosse saggezza antica.

La Mirella alza il bicchiere. «Brindiamo al cuore perduto! Che almeno serva da lezione: mai fidarsi dei corrieri, portano solo guai. E se il paziente è sopravvissuto? Magari gliene mettono uno di plastica, come quelli dei giocattoli.»

Peppone ghigna. «O uno di ferro, come il mio motore! Indistruttibile, ma fa rumore la notte.»

Il ragionier Gualtieri conclude, serio come un funerale: «La vita è un trapianto continuo. Ma con l’anidride, diventa una commedia all’italiana.»

E il Bar Sport ride, mentre fuori piove su Briga Novarese, e i cuori battono ancora, per fortuna, al ritmo del nonsense quotidiano.