Por Franco Cerutti

**Greta Thunberg presa a pesci in faccia dai cubani: finalmente qualcuno le ha detto la verità in faccia**

Ieri, scorrendo X come ogni mattina, mi sono imbattuto in un video che mi ha fatto esultare. Greta Thunberg, la solita paladina del clima che si crede pure esperta di geopolitica, ha deciso di “parlare di Cuba” per attaccare i soliti noti. E una esule cubana le ha risposto con una chiarezza e una forza che mi hanno lasciato a bocca aperta. Ho guardato e riguardato quel video decine di volte, perché è esattamente quello che migliaia di noi pensano ma nessuno osa dire ad alta voce. Ecco perché oggi voglio raccontarvi la mia opinione, in prima persona, senza filtri: quella ragazza cubana non ha solo “preso a pesci in faccia” Greta. Le ha dato una lezione di realtà che l’intero Occidente ipocrita dovrebbe ascoltare.

Io non sono cubano, ma ho seguito per anni la tragedia di quel popolo. E quando sento Greta ripetere i soliti slogan “Lascia vivere Cuba” e “Smetti di strangolare Cuba”, mi viene il voltastomaco. Perché quella che lei chiama “sofferenza causata dalle guerre di Trump” è in realtà il risultato diretto di settant’anni di dittatura comunista. Il regime di Castro e i suoi generali hanno conti in banca stracolmi, ville, yacht e conti all’estero. Il cubano medio, invece, fruga tra i rifiuti per mangiare e sopravvive con il libretto di razionamento. Questo non è un “embargo americano”: è il fallimento totale di un sistema che ha ridotto un’isola paradiso a una prigione a cielo aperto. E io, come tanti, ne sono stufo marcio di sentirlo negare.

La cosa più ironica – e la cubana del video l’ha centrata in pieno – è che Greta viene addestrata come un pappagallo a ripetere frasi fatte dai suoi “istruttori comunisti”. Parla di missioni mediche cubane in Angola e Giamaica come se fossero un atto di generosità. Ma la documentazione è schiacciante: quelle missioni sono puro traffico di esseri umani. I medici vengono mandati all’estero, pagati una miseria dallo Stato cubano che intasca la differenza, e non possono neanche decidere di tornare a casa. È schiavitù moderna mascherata da solidarietà. Eppure Greta, con la sua solita faccia da “io so tutto”, la spaccia per esempio virtuoso. Ignoranza pura, o peggio: complicità ideologica.

E poi c’è il colpo di grazia del video: mentre Greta parla, a Cuba stanno vivendo il settimo giorno consecutivo di proteste. Oltre mille prigionieri politici ancora in carcere. Giovani attivisti perseguitati ogni santo giorno. La gente scende in piazza rischiando la vita per chiedere libertà, pane e fine della repressione. E lei, dall’altra parte del mondo, con la sua felpa e il suo megafono, difende proprio chi li sta massacrando. È surreale. È offensivo. È indecente.

Per questo ringrazio dal profondo del cuore quella esule cubana che ha avuto il coraggio di dire: «Greta, fatti gli affari tuoi». Ha parlato per milioni di cubani che non possono aprire bocca senza finire in galera. Ha parlato per tutti noi che siamo stanchi di vedere influencer miliardarie e viziate fare lezioni di morale su paesi che non hanno mai visto né capito.

Io sono dalla parte di quella donna. Sono dalla parte del popolo cubano che urla “Viva Cuba Libre!” a costo della vita. E sono contro chiunque, Greta compresa, continui a fare propaganda per un regime che ha trasformato la perla dei Caraibi in un inferno comunista.

Greta, se per caso stai leggendo: impara. Informati. E la prossima volta, prima di aprire bocca su Cuba, ascolta chi ci è nato e ci ha sofferto. Perché la verità, quella vera, non si trova nei tuoi slogan. Si trova nelle lacrime e nella rabbia di un popolo che non ne può più.

Viva Cuba Libre. E che il cielo mandi altre cubane coraggiose come quella del video. Ne abbiamo un disperato bisogno.