Por Franco Cerutti
La mia visione della vita: non reincarnazione, ma riciclo.
Non credo nella reincarnazione. Credo nel riciclo. Non sono stato un faraone in un’altra vita, né un guerriero vichingo. Sono fatto di atomi prestati. Gli stessi atomi che hanno vissuto in un dinosauro, in una sequoia millenaria, nel polmone di qualcuno morto secoli fa. Oggi si sono organizzati nella mia forma, nel mio corpo, nella mia coscienza. E quando me ne andrò, continueranno il loro viaggio senza di me.
Lo aveva già spiegato Antoine Lavoisier più di duecento anni fa: la materia non si crea e non si distrugge, si trasforma. È una legge semplice, elegante e implacabile. La natura non spreca nulla. Quello che ero io tornerà a essere aria, terra, acqua, forse parte di un altro essere vivente. Non c’è magia, non c’è continuità dell’io. C’è solo il flusso incessante della materia.
Le religioni ci propongono un’altra stagione nell’aldilà: un paradiso VIP, un karma che ci premia o ci punisce, una seconda (o terza, o centesima) opportunità. La scienza, invece, ci dice la verità più sobria e più potente: abbiamo solo questo momento. Questo preciso istante in cui gli atomi si sono combinati per diventare “io”. Non esiste un cielo riservato, non esiste una seconda manche. Esistono solo prestiti. Siamo contenitori temporanei, bottiglie restituibili dell’universo.
E proprio per questo, la vita è un privilegio assoluto. È irrepetibile. Non perché la mia anima tornerà in un altro corpo, ma perché questa specifica organizzazione di atomi – questa coscienza, questi ricordi, queste emozioni – non si ripeterà mai più nell’intera storia del cosmo. È unica. È mia. Ed è finita.
Per questo scelgo di non aspettare un altro corpo. Scelgo di spremere questo fino all’ultima goccia. Di sentire intensamente, di amare profondamente, di ridere fino alle lacrime, di lavorare con passione, di emozionarmi davanti a un tramonto o a una sinfonia. Non rimanderò la vita a una ipotetica prossima incarnazione. La vivo ora, con tutta la gratitudine e l’urgenza che merita.
Perché quando gli atomi che mi compongono oggi si disperderanno, non porterò con me rimpianti. Avrò vissuto davvero. E questo, per me, è l’unico paradiso che conta.

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