Por Franco Cerutti
Insegnare la libertà di pensiero non significa indottrinare.
Mi chiedono spesso se mostrare che è possibile vivere senza divinità equivalga a fare indottrinamento. La mia risposta è netta e decisa: no, per niente.
L’indottrinamento vero consiste esattamente nell’opposto del pensiero libero. È sbarrare le porte alle domande, sigillare ogni dubbio e instillare timori profondi per mantenere il controllo.
Per generazioni, si è usato un sistema basato sulla ripetizione meccanica, su formule imparate a memoria e su principi assoluti che non si possono discutere. Questo è il meccanismo che ha plasmato tante menti nel corso dei secoli.
Io non desidero semplicemente sostituire una convinzione rigida con un’altra di segno contrario, come se si trattasse solo di invertire la polarità della stessa medaglia. Non è questo il mio obiettivo.
Quello che sostengo è qualcosa di profondamente diverso. Si tratta di educare le persone a ragionare con la propria testa, a rendersi conto che la fede in esseri superiori non è qualcosa con cui si nasce, ma un costrutto che si apprende, che viene trasmesso dall’ambiente familiare e sociale e che, di conseguenza, può anche essere lasciato andare liberamente.
Cosa succede se ci si ferma un istante e si esaminano le proprie idee con onestà? Cosa accade quando, invece di seguire il copione imparato, si decide di scegliere in piena consapevolezza?
Io non dico a nessuno che deve per forza rifiutare l’idea di Dio. Affermo invece che ciascuno ha il diritto di condurre un’esistenza serena senza catene dogmatiche, senza paure irrazionali e senza il peso costante di un osservatore invisibile che giudica ogni singolo gesto.
Questa è la differenza fondamentale: non si tratta di imporre una nuova dottrina, ma di liberare la mente.
Le figure divine sono spesso diventate un’occasione di potere per chi si pone come intermediario necessario.
L’indottrinamento incatena le persone con certezze indiscutibili.
Il mio approccio è invece quello di suscitare domande scomode ma necessarie. Perché i dubbi non sono vincoli, sono gli strumenti più potenti per aprire nuove porte verso l’autonomia.
Se dopo aver riflettuto attentamente qualcuno sceglie di mantenere la propria fede, lo rispetto profondamente.
Ciò che conta davvero non è il contenuto specifico della credenza, ma se quella credenza sia stata adottata in modo consapevole e libero oppure accolta passivamente come un’eredità di cui non ci si è mai resi conto.
Insegnare a pensare in modo autonomo non è indottrinamento. L’indottrinamento è impedire che si mettano in discussione le cose date per scontate.
Quello che difendo con convinzione è proprio la libertà più preziosa: quella di usare la propria ragione senza restrizioni.

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