Por Franco Cerutti
### Andrea Pucci rinuncia a Sanremo: «Insulti inaccettabili alla mia famiglia» – Bar Sport di Briga Novarese – lunedì, 9 febbraio 2026
Nel tepore appiccicoso del Bar Sport, dove il fumo delle sigarette danza come cantanti stonati, Tonino «il Termosifone» entra di slancio, con il giornale arrotolato come un microfono da palco. El Poeta lucida i bicchieri recitando versi sgangherati, il ragionier Gualtieri segna appunti su un tovagliolo come fossero voti della giuria, la Mirella sventola un ventaglio improvvisato da un menu, il Peppone armeggia con una chiave inglese come se fosse una chitarra, e Otello «Calorifero» scalda il latte fino a farlo evaporare in note alte.
Tonino srotola il giornale con un gesto. «Sanremo in subbuglio! Andrea Pucci molla tutto: insulti alla famiglia, dice. E Meloni gli dà manforte, chiama la sinistra illiberale! Come se il festival fosse una guerra di canzonette!»
El Poeta alza gli occhi al cielo, versando un caffè. «Pucci se ne va, che disastro! Insulti come cori stonati, un vero pasticcio!»
Il ragionier Gualtieri conta le pagine del giornale. «Uno insulto, due insulti, tre… fanno un quorum per il ritiro. Ma se contiamo i voti, Pucci vinceva lo stesso, con la simpatia a tasso fisso!»
La Mirella sbuffa, agitando il ventaglio. «Insulti alla famiglia? A Sanremo insultano tutti: i cantanti, i fiori, pure le vallette! Dovrebbero dare una medaglia a chi resiste senza scappare in mutande.»
Il Peppone ghigna, barba che trema come amplificatori. «Io dico che è una messa in moto sbagliata. Pucci comico, ma con gli insulti gli si grippa il motore. Meloni? Lei accelera sulla destra, e la sinistra frena con le parolacce!»
Tonino mima un comico sul palco. «Eccolo lì: ‘Buonasera Sanremo!’ E bum, insulti volano come coriandoli avvelenati. Deriva illiberale? Ma se a Briga insultiamo il caffè ogni mattina!»
Un vecchietto con la coppola, appollaiato sullo sgabello, borbotta. «Sanremo senza Pucci è come il bar senza birra: un disastro asciutto. Dovrebbero cantare insulti in rima, per far pace!»
El Poeta ride, rimando un altro verso. «Insulti alla famiglia, che vergogna! Come canzoni senza armonia, una lagna!»
La Mirella immagina il palco. «Pensate: Pucci che esce di scena, e al suo posto un politico che canta ‘Bella ciao’ stonato. O Meloni con la chitarra, a strimpellare contro la sinistra!»
Il ragionier Gualtieri calcola. «Se gli insulti valgono punti, Sanremo finisce in pareggio. Ordino un amaro per la consolazione, doppio!»
Il Peppone annuisce, chiave in mano. «Ripariamo Sanremo come una vecchia Vespa: via gli insulti, olio nuovo, e via a cantare!»
Tonino piega il giornale. «E domani? Sanremo senza comici, solo politici che si insultano. Un festival da ridere… per davvero!»
Otello «Calorifero» scalda un bicchiere extra. «Caldo o freddo, l’importante è che il festival non si raffreddi!»
E il bar scoppia in una risata corale, mentre fuori Briga Novarese canticchia melodie invisibili, sognando un Sanremo dove gli insulti vincono il primo premio.

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