Por Franco Cerutti
### Colloqui su Ucraina-Russia a Ginevra: Tesi ma Professionali – Bar Sport di Briga Novarese – mercoledì, 18 febbraio 2026
Nel fumo denso del Bar Sport, al centro di Briga Novarese, dove il caffè sa di vittoria e il bianchino di sconfitta, Tonino «il Termosifone» irrompe con il giornale sotto il braccio, sbattendolo sul bancone come se fosse un trattato di pace. «Ragazzi, leggete qui: colloqui a Ginevra tra russi e ucraini, mediati dagli americani! Tesi ma professionali, dicono. E intanto a Zaporizhzhia bum, un morto e feriti, Zelensky che dice no al Donbass come se fosse il suo orto privato».
El Poeta, dietro il banco, mescola un cappuccino e butta lì una rima: «Ginevra è lontana, ma la guerra è banana, se Zelensky non cede, Putin si arrende?». Ride da solo, versando schiuma ovunque.
Il ragionier Gualtieri, con gli occhiali sul naso e il cruciverba in mano, alza lo sguardo: «Professionale? Ma quale professionale! Quelli si siedono al tavolo e si guardano in cagnesco, come quando qui al bar discutiamo di chi paga il giro. Mediati dagli USA? Ah, sì, come se Trump mandasse un hamburger per fare pace».
La Mirella, seduta al tavolino con il suo spritz, sbuffa: «Ma che ne sapete voi maschi di pace? Zelensky rifiuta il Donbass, e fa bene! È come se io cedessi il mio posto al parcheggio a quel cretino del postino. E i feriti? Poveretti, con le bombe che volano come mosche d’estate».
Peppone, il meccanico con la barba che sembra un nido di passeri, pulisce le mani unte su uno straccio e interviene: «Io dico che è tutta una questione di olio. La Russia vuole il gas, l’Ucraina il grano, gli americani il popcorn per guardare. A Ginevra? Ma fatemi ridere, lì fanno cioccolato, non pace! Se fossi io, gli direi: cambiate le candele al carro armato e via, problema risolto».
Otello, detto «Calorifero» perché scalda gli animi con i suoi amari, serve un altro giro e borbotta: «Tesi ma professionali… come dire che il mio caffè è bollente ma educato. E quel morto a Zaporizhzhia? Sarà inciampato in una trattativa, poveraccio. Zelensky? Bravo, tieni stretto il Donbass, sennò Putin ci pianta patate atomiche».
Entra un tipo con il cappello, un cliente abituale che tutti chiamano il Vecchio Saggio, anche se saggio non è: «Io ve lo dico, è tutta una farsa. Ginevra è dove fanno gli orologi, no? Quindi stanno solo perdendo tempo! Tick-tock, bum-bum, e Zelensky dice: il mio Donbass non lo cedo, è il mio tic-tac personale».
Tonino riprende il giornale, agitando le braccia: «Ma sentite, dicono difficili i negoziati. Difficili? Come convincere El Poeta a non rimare! E i feriti? Quelli sì che sono professionali, cadono con stile».
El Poeta ribatte con un ghigno: «Feriti e morti, che orrore, ma in rima è un errore, meglio un trattato che un patatrac, con Putin che dice ciao ciao al mac».
La Mirella ride: «Voi siete matti. Se la pace fosse un cocktail, sarebbe vodka russa con limone ucraino e ghiaccio americano. Ma shakerato male, esce solo schiuma».
Peppone annuisce: «Già, e io lo riparo quel shaker. Basta una chiave inglese e via le bombe».
Il ragionier Gualtieri conclude: «Alla fine, chi vince? Noi al bar, che beviamo e chiacchieriamo. Ginevra? Che vadano a quel paese, anzi, a due paesi».
E il Bar Sport continua a girare, come una trattativa infinita, con bicchieri che tintinnano al posto delle bombe.
E tutti alzarono i bicchieri, mentre il flipper suonava un tilt, come a chiudere lo spettacolo.

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