Por Franco Cerutti

La fede non scende dal cielo: è il luogo che la decide.

Io sono convinto che la religione non sia mai stata una rivelazione pura e universale, ma piuttosto il frutto inevitabile del pezzo di mondo in cui si viene al mondo. Se fossi nato in un’altra latitudine, con altri genitori e in un altro contesto culturale, oggi seguirei con la stessa passione un cammino spirituale completamente diverso, pregando divinità che ora mi suonerebbero estranee e difendendo verità che mi apparirebbero ovvie solo perché mi sarebbero state insegnate fin dalla culla.

La maggior parte di noi non arriva alla propria fede dopo averla cercata, studiata o messa in discussione. La riceve già pronta, insieme alla lingua madre, alle tradizioni di famiglia e al passaporto. È un’eredità che si accetta senza rendersene conto, proprio come si accetta il colore della pelle o il nome che ci viene dato. Cambia il paese di nascita e cambia tutto: gli stessi gesti di devozione, le stesse preghiere, le stesse certezze assolute. Eppure ognuno è convinto di possedere la verità definitiva. È un meccanismo potente, quasi invisibile, che funziona da secoli.

Se davvero esistesse un unico Dio valido per tutti gli esseri umani, la sua presenza non dovrebbe dipendere dal confine che si attraversa. Eppure la storia dell’umanità è piena di migliaia e migliaia di divinità, ognuna sovrana nel proprio territorio e quasi sconosciuta fuori di esso. Queste credenze non si diffondono per illuminazione improvvisa, ma viaggiano sulle navi dei mercanti, sulle spade dei conquistatori e sui documenti degli amministratori coloniali. I confini politici e i confini sacri si sono sempre disegnati insieme, mano nella mano.

Non è un mistero divino, è semplice storia e demografia. La fede che ci viene consegnata alla nascita è un’imposizione culturale, per quanto dolce e familiare possa sembrare. Solo quando la esaminiamo con la ragione, quando la confrontiamo con altre visioni del mondo e la mettiamo alla prova, diventa davvero una scelta nostra. Pensare non è un atto di ostilità verso il sacro: è semplicemente il modo più onesto di verificare se ciò in cui crediamo regge davvero oppure è solo il riflesso del luogo in cui siamo cresciuti.

La vita è concreta. È fatta di terra, di corpi, di giorni che passano. E il pensiero, quando è libero e coraggioso, è altrettanto concreto. Non ho bisogno di veli mistici per guardarla in faccia: mi basta osservarla con gli occhi aperti e la mente sveglia.