Por Franco Cerutti

### Cronache del Bar Sport: Record di panettoni e pandori, ma il colesterolo non va in ferie!

Di Tonino «il Termosifone», cronista ufficiale del Bar Sport di Briga Novarese (dove il cappuccino è caldo e le notizie si raffreddano solo se le dimentichi sul bancone).

Era una mattina di quelle che a Briga Novarese il freddo ti entra nelle ossa come un panettone entra in un diabetico, e il Bar Sport profumava già di lievito madre e di guai natalizi. El Poeta, il titolare, lucidava i bicchieri canticchiando: «Panettone su, pandoro giù, il colesterolo sale ma chi se ne frega più». Aveva letto sul giornale che quest’anno hanno venduto più di trentatré milioni di pezzi, un boom, dicevano, soprattutto artigianali. «Artigianali un corno», borbottava, «qui l’unico artigianale è il mio caffè, fatto a mano, una tazzina alla volta».

Entra il ragionier Gualtieri, con la sciarpa annodata come un nodo gordiano e il cappotto che sembra un pandoro sgonfio. Si siede al suo posto, quello vicino alla finestra che dà sul nulla, e ordina: «Un caffè e un pezzo di pandoro, ma piccolo, che poi la bilancia mi guarda male». El Poeta glielo serve con un ghigno: «Ragioniere, con trentatré milioni di panettoni venduti, se ognuno fa un peccato veniale, alla fine è un peccato mortale collettivo».

La Mirella, che arriva sempre con cinque minuti di ritardo e venti di pettegolezzo, si accomoda accanto e sbotta: «Ho sentito! Record storico! La gente compra panettoni come se domani chiudessero i forni. Io ne ho presi tre: uno classico, uno al pistacchio e uno senza canditi perché mio marito dice che i canditi sono il diavolo in cubetti. Ma poi se li mangia lui tutti e tre!».

Calorifero – al secolo Otello, il barista con le braccia da sollevatore di lieviti – mescola un cappuccino e commenta: «Trentatré milioni. Fate conto: se li mettessimo in fila uno sopra l’altro arriverebbero fino alla Luna. E ritorno. Con gli avanzi ci faremmo un pandoro planetario». Poi abbassa la voce: «Io ne ho comprato uno solo, ma gigante. Dentro ci ho nascosto la bottiglia di grappa, così quando lo taglio a Capodanno faccio sorpresa doppia».

Arriva il Peppone, il meccanico, con la barba piena di neve e di briciole immaginarie. «Notizione, ragazzi! Record di vendite! Quest’anno gli italiani hanno mangiato più lievitati che carboidrati in tutto il Novecento. Io in officina ne ho uno sul banco: lo uso come cuscino quando riparo le marmitte. Morbido, profumato, e se mi addormento sogno di essere un candito».

Entra anche il professor Balossi, che insegna lettere al liceo e crede che il panettone sia una metafora esistenziale. «Trentatré milioni», dice sistemandosi gli occhiali, «è il numero della Divina Commedia moltiplicato per qualcosa. Dante non l’avrebbe mai approvato: troppi canditi, distrazione dal cammino spirituale». El Poeta gli risponde in rima: «Professore mio caro, se Dante fosse qui, un fetta se la farebbe, e poi direbbe: “Virgilio, passami l’uvetta”».

Tonino il Termosifone – cioè io – prendo appunti su un tovagliolo unto. «Signori, è ufficiale: l’Italia ha battuto ogni record. Più panettoni che abitanti in certi paesi nordici. Gli artigiani gongolano, le bilance dei dietologi tremano, i canditi esultano. La Mirella ne ha tre in casa, il ragionier Gualtieri finge di mangiarne poco, Peppone ci dorme sopra e Calorifero ci nasconde la grappa. El Poeta? Lui dice che il vero boom è nel nostro bar: qui il pandoro non dura mai più di due giorni, perché lo finiamo noi».

Il ragionier Gualtieri alza la tazzina: «Brindiamo al record! Che l’anno prossimo siano trentaquattro milioni… e che la mia glicemia non lo sappia».

E così, nel Bar Sport di Briga Novarese, il Natale è già arrivato: dolce, lievitato, un po’ ipocrita e decisamente fuori controllo. Buon appetito a tutti, e che il colesterolo vi sia lieve.

(Fine della cronaca. Domani: perché i canditi sono il complotto mondiale? State sintonizzati, o almeno lievitati).