Por Franco Cerutti

### Trentini e Burlò liberati dopo oltre 400 giorni in Venezuela — Bar Sport, Briga Novarese — lunedì 12, gennaio 2026

Nel Bar Sport di Briga Novarese il termosifone ronza come se stesse festeggiando pure lui.

—Quattrocentodieci giorni! —urla Tonino «il Termosifone» sbattendo il giornale sul tavolo—. Quattrocentodieci! Più di un anno a contare le piastrelle della cella e a sognare un cappuccino decente!

El Poeta appoggia la macchinetta del caffè con la delicatezza di chi posa una bomba a orologeria.

—Quattrocento… dieci… giorni…

e finalmente tornano a casa,

con la barba lunga come Peppone

e il fegato che chiede la buonuscita.

Il ragionier Gualtieri si sistema gli occhiali come se volesse vedere meglio la libertà da lontano.

—Secondo me li hanno tenuti dentro perché avevano scoperto il segreto della vera arepa. Quella con dentro l’orgoglio nazionale e un pizzico di dittatura. Una volta assaggiata, non si può più tornare indietro.

Mirella entra con due borse della spesa che sembrano piene di notizie vecchie di tre governi.

—Poveretti. Quattrocento giorni senza vedere un albero che non sia di plastica. Io dopo tre giorni senza il mio Bar Sport comincio a parlare con le pentole. Loro avranno parlato con le pareti, che è quasi la stessa cosa.

Peppone, con la barba che oggi sembra più lunga del mandato di Maduro, si gratta il mento.

—Io dico che li hanno rilasciati perché non sopportavano più le barzellette di Trentini. Quello lì dopo due mesi in cella ti racconta la barzelletta del prete, del frate e del pollo per la trecentesima volta. Anche i secondini hanno un limite.

Calorifero, che sta asciugando lo stesso bicchiere da stamattina, alza la voce sopra il ronzio del frigorifero.

—Ve lo dico io: li hanno liberati perché il Venezuela ha finito lo spazio in galera. Troppi prigionieri politici, poco posto, e poi c’era la fila per il pane. Priorità, capite? La libertà è arrivata per scorrimento.

Tonino «il Termosifone» tira fuori il telefonino e mostra una foto sgranata dell’aereo che dovrebbe riportarli.

—Guardate qui: atterrano stanotte o domani. Io dico che appena mettono piede a Malpensa vanno dritti al primo bar e ordinano un cappuccino con la schiuma alta tre dita. E piangono. Piangono di gioia, ma anche perché la schiuma è vera.

El Poeta serve tre grappe senza che nessuno le abbia chieste.

—Brindiamo allora,

a chi torna dopo quattrocento giorni,

con la pelle di gallina

e il conto in sospeso da pagare.

Mirella alza il bicchiere per prima.

—A loro.

Che dopo un anno di Venezuela

tornano qui da noi

e scoprono che anche da noi

ci sono celle,

solo che si chiamano mutui.

I bicchieri si toccano piano, come se avessero paura di rompere la notizia fresca. Fuori, Briga Novarese continua a nevicare lentissimamente, come se anche il cielo volesse dare il benvenuto a casa a due che hanno aspettato la libertà più di quanto si aspetti il tram.