Por Franco Cerutti

### Sciopero nazionale dei taxi: stop di 24 ore in gran parte d’Italia – Bar Sport, Briga Novarese – martedì, 13 gennaio 2026

Nel Bar Sport di Briga Novarese, dove il caffè è più forte del decreto attuativo e il bancone sembra un taxi in attesa da vent’anni, la notizia rimbalza come un cliente che non trova posto.

Tonino «il Termosifone», cronista ufficiale con la penna che perde inchiostro come un motore perde olio, sventola il giornale.

Oggi i taxi fermi dalle otto alle ventidue, tutta Italia tranne l’Umbria che evidentemente ha già il monopolio del silenzio! Diciotto sigle, un corteo da Fiumicino a Montecitorio, contro Uber e il caporalato tecnologico. Bravi, finalmente qualcuno dice no agli algoritmi che ti fanno pagare il triplo quando piove!

El Poeta, il titolare, mescola lo zucchero con rima lenta.

Piove sul bagnato, taxi fermo e il cliente a piedi scalzo,

Uber ride nei paradisi fiscali, noi qui col tassametro arrugginito e il cuore falso.

Il ragionier Gualtieri, cliente fisso con la calcolatrice eterna, dà un colpo al bancone.

Ma pensateci: licenza pagata cara, turni fissi, tariffe comunali… e arriva l’app che ti porta da Milano a Napoli senza permesso! È come se io facessi ragioneria per tutta la Lombardia senza partita IVA. No al dynamic pricing, viva il prezzo fisso come la mia pensione!

La Mirella, con il suo cappotto che ha visto più inverni dei governi, ride mentre ordina un altro spritz.

Io ieri ho chiamato un taxi per andare dal dottore, mi risponde una voce robotica: «Il tuo autista è in sciopero, prova con la bicicletta». E io che pensavo fosse un servizio pubblico! Ora capisco perché a Roma partono cinquanta macchine da Fiumicino: per fare un corteo statico, come noi qui fermi da anni a commentare.

Peppone, il meccanico con la barba che sembra un radiatore arrugginito, si gratta il mento.

Io riparo taxi da trent’anni, e questi dicono no alle multinazionali. Giusto! Il mio taxi ha il tassametro che batte come un cuore onesto, non come quelle app che ti succhiano l’anima e la benzina. Se fermano tutto oggi, domani riprendono e vincono. O almeno così dicono le sigle. Io dico: portatemi un Uber da riparare, gli cambio l’olio con lo sciroppo per la tosse!

Otello, detto «Calorifero», barista che scalda più parole che tazze, versa un altro giro.

E l’Umbria? L’Umbria non sciopera perché lì i tassisti sono tutti poeti: vanno a piedi e recitano versi al cliente. «Signora, il tragitto è gratis, ma mi lasci una strofa». Noi invece fermi, manifestiamo col sedere sulla sedia. Contro il governo, contro le piattaforme, contro il mondo che cambia troppo in fretta per chi ha la licenza dal ’95!

Un tizio in fondo, con la faccia da pendolare quotidiano, alza la voce.

Ma se domani non trovo taxi per l’aeroporto, io che faccio? Chiamo un drone? O vado a piedi con la valigia come un pellegrino medievale?

Tonino chiude il giornale con un tonfo da sentenza.

Esatto! Sciopero nazionale per difendere il servizio pubblico, ma intanto il cittadino cammina. È il progresso: prima i cavalli, poi le auto bianche, ora gli algoritmi. Domani chissà, forse i taxi voleranno… ma solo se paghi il supplemento nuvola!

Il bar esplode in risate miste a sospiri, tazze che tintinnano come proteste, e la notizia si dissolve nel fumo di sigarette elettroniche, lasciando tutti d’accordo su una cosa: oggi niente taxi, domani chissà… forse un passaggio in monopattino poetico.