Por Franco Cerutti
### Meloni critica duramente le parole di Trump sugli alleati NATO in Afghanistan – Dal Bar Sport di Briga Novarese, domenica 25 gennaio 2026
Nel Bar Sport di Briga Novarese l’aria sa di cappuccino bruciato e di geopolitica da banco. Il televisore appeso sopra la macchina del caffè manda le solite facce serie, ma nessuno le guarda davvero. Si guarda il vassoio dei cornetti, semmai.
«Stupore, ha detto. Stupore!» sbotta Tonino «il Termosifone», sbattendo il cucchiaino come fosse un martelletto da asta. «Meloni ha appreso con stupore! Ma come, non lo sapeva che Trump quando apre bocca è tipo un tostapane rotto che spara pane bruciato da tutte le parti?»
El Poeta, dietro il bancone, asciuga un bicchiere con lo strofinaccio e fa rima senza preavviso:
«Trump parla d’Afghanistan e resta indietro,
ma noi c’eravamo, mica a fare il pic-nic col pandolce!»
«Esatto» rincara il ragionier Gualtieri, che sta sfogliando il giornale come se fosse un libretto delle istruzioni per montare un mobile svedese. «I nostri ragazzi lassù a Herat, mica giocavano a briscola coi talebani. C’era il sole a picco, la polvere negli scarponi e pure le pecore che ti guardavano storto. E ora questo qui dice che siamo rimasti indietro? Ma indietro rispetto a chi, al suo parrucchiere?»
La Mirella, appoggiata al bancone con la borsa della spesa che pende come un contrappeso, fa una smorfia: «Secondo me Trump ce l’ha con noi perché non abbiamo mandato i trattori agricoli in missione. Lui pensa che la NATO sia una ditta di traslochi: gli americani portano il pick-up grosso e gli altri le scatole piccole.»
Peppone, il meccanico con la barba che sembra un nido di rondini, entra proprio in quel momento scrollandosi la segatura dalla tuta. «Io dico che Meloni ha ragione a incavolarsi. Però se vuole fare la dura con Trump deve mandargli un messaggio chiaro. Tipo: caro Donald, la prossima volta che dici che siamo rimasti indietro, ti mandiamo Otello con la spruzzatrice anti-zanzare. Vediamo chi resta indietro allora.»
Otello, detto Calorifero perché d’inverno tiene sempre la felpa aperta sul termosifone umano che ha al posto del petto, alza la testa dal lavandino: «Io? Io ci vado volentieri. Gli porto pure il pandoro avanzato da Natale, così si ricorda che l’Italia non resta indietro… resta avanti col dolce!»
Tonino scuote la testa, serio serio: «No, no, il punto è un altro. Trump dice che gli alleati europei sono rimasti indietro in Afghanistan. Ma indietro rispetto a cosa? Alla fuga? Perché se è per quello, noi italiani abbiamo fatto la ritirata più elegante della storia: con stile, un po’ di mandolino e un ultimo caffè al bar prima di salire sull’aereo.»
El Poeta ghigna e improvvisa un’altra strofa mentre versa il caffè:
«Trump ci dà del ritardatario,
ma noi eravamo lì a contare i caduti, non i like su Twitter!»
Gualtieri piega il giornale con un gesto da sentenza definitiva: «Sai che c’è? Io propongo una controffensiva diplomatica made in Briga Novarese. Mandiamo a Trump una cassa di Barbera e un biglietto: “Caro presidente, bevi un goccio e ripensaci. Perché se gli alleati restano indietro, tu resti senza amici… e senza vino buono”.»
Tutti ridono, tranne Calorifero che borbotta: «A me basta che non mi tocchino l’orario del torneo di briscola. Quelli sì che sono alleati fedeli.»
Fuori piove una pioggerellina fina fina, da Piemonte d’inverno. Dentro il Bar Sport la discussione va avanti, tra un «inaccettabile» e un «ma va là», come se la politica mondiale fosse solo un altro argomento da commentare col cucchiaino nel tazzone. E in fondo, forse, è proprio così.

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