Por Franco Cerutti

### Italia fuori dai Mondiali 2026: eliminata ai rigori dalla Bosnia, terza assenza consecutiva – Bar Sport di Briga Novarese – mercoledì, 1 aprile 2026

Al Bar Sport di Briga Novarese il televisore ancora fuma come un termosifone rotto. Tonino il Termosifone entra sventolando il telefono come se fosse la bandiera bianca della resa, mentre El Poeta asciuga un bicchiere con aria da funerale di prima classe.

Che bastonata, ragazzi, che bastonata. Pareva che avessimo già vinto ai supplementari e invece no, arrivano i rigori e l’Italia si trasforma in una slot machine che sputa solo ciliegie marce. Kean segna, poi Bastoni fa il bagno nella gamba del bosniaco e via, rosso diretto, dieci contro undici. Sembra una barzelletta ma senza il finale divertente.

El Poeta butta lì una rima mentre versa il bianco: “Bosnia ci ha dato una lezione / noi siamo rimasti con la digestione / quattro rigori su cinque, che emozione / l’Azzurro è bello ma fa indigestione.”

Il ragionier Gualtieri scuote la testa e attacca: Ma scusate, tre Mondiali di fila a casa? Prima la Svezia, poi la Macedonia del Nord, adesso la Bosnia. Tra un po’ ci qualificano solo se giochiamo contro il Bar dello Sport di Briga Novarese. E pure lì rischiamo ai rigori perché il portiere del bar è Otello, pardon Calorifero, che para solo quando è di cattivo umore.

La Mirella dal bancone interviene con il suo tono da professoressa di vita: Io l’avevo detto che Gattuso era troppo nervoso. Quello urla “forza ragazzi” come se dovesse sfondare un muro con la testa. E i ragazzi? Pio Esposito tira fuori, Cristante prende la traversa… sembra che i rigori li abbiano tirati con i piedi legati da una corda elastica. E poi dicono che il calcio è uno sport. Questo è un corso accelerato di masochismo nazionale.

Peppone, con la barba piena di briciole di piadina, ridacchia sotto i baffi: Sapete qual è la cosa bella? Che la Bosnia va ai Mondiali e noi no. Immaginatevi i bosniaci in Canada, Stati Uniti e Messico che si fanno i selfie con la bandiera mentre noi guardiamo la televisione con il telecomando in mano e il morale sotto le scarpe. Tra un po’ ci tocca tifare per il Liechtenstein solo per sentirci meno soli.

Tonino il Termosifone alza la voce: Ma poi Gravina? Abodi già parla di dimissioni. Figuriamoci, quello resiste più di un tappo di sughero in una bottiglia di spumante scaduto. E Gattuso? Poverino, sembrava che gli avessero rubato il motorino. “Meritavamo un altro finale” ha detto. Eh già, meritavamo. Come io merito di vincere al Superenalotto ogni settimana. Invece resto qui a pagare il bianchino.

El Poeta riprende a rimare mentre pulisce il bancone: “Tre volte fuori, che record storico / l’Italia è grande ma gioca da oratorio / Bastoni rosso, rigori un disastro / il Mondiale lo guardiamo dal balcone, caro maestro.”

La Mirella ride: Almeno stavolta non possiamo dare la colpa all’arbitro. Turpin ha visto tutto, Bastoni si è tuffato come un cormorano in secca. E noi? Abbiamo sprecato tre palle gol nella ripresa come se fossero caramelle da distribuire ai bambini. Kean solo davanti al portiere sembrava che giocasse a calcetto con le ciabatte.

Peppone annuisce: Il bello è che il formato è a 48 squadre. Ci entravano pure le Isole Faroe e noi no. Tra un po’ ci qualificano solo se mandiamo la Nazionale di curling. Oppure facciamo una colletta e compriamo la Bosnia intera, così almeno portiamo a casa qualcosa.

Il ragionier Gualtieri conclude filosofico: Ragazzi, il calcio italiano è come questo bar: sempre aperto, sempre pieno di chiacchiere, ma quando si tratta di rigori… si spegne la luce e si sente solo il rumore della delusione che cade nel bicchiere vuoto.

Calorifero, dietro il bancone, alza un sopracciglio e serve un altro giro: Forza Italia. O meglio… forza prossimo ct, chiunque sia. Tanto qui a Briga Novarese il Mondiale lo vinciamo ogni sera, a colpi di tressette e bestemmie in dialetto.

E il televisore resta acceso, con le immagini della festa bosniaca che sembrano prese da un film comico. Terza assenza consecutiva. Roba da non credere. Ma al Bar Sport di Briga Novarese, si sa, le tragedie si bevono fredde e si commentano calde. Domani è un altro giorno. Magari di riposo. O magari di un altro rigore sbagliato. Chissà.