Il Maestro e l’Ingenuo.
Le parole oscure non sono profonde.
– Maestro, ho sentito parlare di una cosa chiamata "ricettività al bullshit pseudo-profondo". Che cos'è esattamente?
– Mio caro ingenuo, è un concetto sviluppato dallo studioso Gordon Pennycook insieme ai suoi colleghi. L'idea, in fondo, è semplice: alcune persone tendono a percepire come profonde certe affermazioni che suonano sofisticate, ma che, analizzate con attenzione, si rivelano prive di un significato chiaro.
– Mi faccia un esempio, Maestro, perché così, detta in astratto, fatico a capirla.
– Pensa a una frase come "la coscienza quantica trasforma l'infinità della realtà trascendentale". Suona profonda, non trovi? Ma è proprio perché mescola concetti complessi — coscienza, quantistica, infinità, trascendenza — senza però comunicare un'idea verificabile o coerente.
– Capisco... quindi è come se le parole difficili creassero l'illusione di un pensiero grande, anche quando dietro non c'è nulla di preciso.
– Esattamente, ingenuo. E Pennycook ha scoperto qualcosa di interessante a riguardo: le persone con una maggiore tendenza al pensiero analitico sono generalmente meno vulnerabili a questo tipo di affermazioni.
– E chi, invece, si lascia ingannare più facilmente?
– Chi si affida alla prima impressione, chi giudica una frase in base a come suona piuttosto che a ciò che effettivamente dice. Queste persone tendono a valutare tali affermazioni come più profonde di quanto realmente siano.
– Ma Maestro, questo riguarda solo le frasi spirituali o quelle da libro di auto-aiuto?
– No, ingenuo, ed è proprio qui che la cosa si fa più interessante. Lo stesso meccanismo può presentarsi nella politica, nell'economia, nella filosofia, persino nella scienza, ogni volta che si usa un gergo complesso per dare un'apparenza di profondità senza offrire un contenuto sostanziale.
– Quindi anche un discorso politico o un articolo scientifico possono cadere in questo inganno?
– Certo. Basta rivestire un'idea vuota con termini tecnici o astrusi, e molti la scambieranno per un pensiero elevato.
– Mi viene in mente una domanda, Maestro: ma se un'idea è davvero complessa, non è normale che il linguaggio sia difficile da capire?
– Bella osservazione, ingenuo. Ed è qui che dobbiamo essere precisi: come diceva Ludwig Wittgenstein, ciò che si può dire, si può dire chiaramente.
– Quindi l'oscurità del linguaggio non è, di per sé, segno di profondità?
– Proprio così. Un'idea complessa può certamente richiedere sforzo per essere compresa, questo è vero e naturale. Ma l'oscurità del linguaggio non è mai una prova di profondità: a volte è solo il modo più comodo per nascondere che, dietro le parole, non c'è nulla.
– Grazie, Maestro. Credo che d'ora in poi presterò più attenzione a ciò che le parole dicono davvero, e non solo a come suonano.

