La fede quota in borsa.
Se dovessi elencare le aziende più redditizie del pianeta, non dimenticherei sempre una: quella che non ha azionisti, non paga quasi nulla di tasse e vende un prodotto che nessuno ha mai potuto restituire per insoddisfazione. Parlo delle religioni, ovviamente, anche se preferiscono non chiamarsi così.
Mi fa sempre sorridere quando sento predicare l'umiltà da chi gestisce patrimoni capaci di far invidia a qualsiasi multinazionale. C'è chi possiede decine di milioni di ettari di terra nel mondo. C'è chi amministra un impero fatto di immobili, aziende tecnologiche e università che macinano utili. C'è chi ha perfezionato un modello di espansione porta a porta che qualsiasi manuale di marketing firmerebbe subito. E le megachiese evangeliche? Pastori milionari, schermi giganti, merchandising: lo spettacolo della fede, sempre a offerta libera.
Quello che mi incuriosisce davvero è l'assenza totale di azionisti. Solo donatori. Se finanzio un'azienda, ne divento socio e aspetto un ritorno. Se finanzio una chiesa, ricevo in cambio una promessa che nessuno ha mai potuto verificare, e il denaro sale verso l'alto senza mai tornare indietro.
Non sto dicendo che la fede sia una truffa. Dico solo che, se un'istituzione predica il distacco dai beni materiali, forse dovrebbe iniziare mostrando il proprio bilancio.

