Il posto che non le hanno mai dato.
Mia nonna andava a messa ogni domenica, senza mai saltarne una. Sistemava i fiori sull'altare, teneva i conti della colletta, organizzava il catechismo dei nipoti del quartiere. Solo da adulto ho capito quanto fosse assurdo che l'istituzione a cui dedicava tutta la sua energia non le avrebbe mai permesso di salire su quell'altare, nemmeno per un giorno.
Per secoli il cristianesimo ha collocato la donna un gradino sotto l'uomo. Non può guidare l'istituzione, non può occupare i vertici, non può decidere. Può solo obbedire, e deve farlo con devozione. Eppure sono proprio le donne, soprattutto le più anziane, a riempire le chiese: rappresentano circa il sessanta per cento dei fedeli in molte comunità cristiane. La struttura che le esclude dalla guida sopravvive grazie al loro lavoro quotidiano, silenzioso, mai ricompensato con un ruolo di potere.
Mi chiedo sempre quante donne come mia nonna avrebbero potuto diventare altro, se qualcuno non avesse deciso in anticipo che il loro posto era inginocchiarsi e tacere. Marie Curie non è comparsa per miracolo: è arrivata perché nessuno è riuscito a fermare il suo talento. Quante Marie Curie sono rimaste invisibili in una panca di chiesa, convinte che obbedire fosse la loro unica vocazione?
Non è una domanda retorica. È un invito a guardare chi sta davvero in piedi dietro ogni altare, e chi invece resta seduto, sempre in fondo.

