Por Franco Cerutti
### Trump minaccia l’Iran e Israele avanza in Libano – Bar Sport di Briga Novarese – martedì, 16 marzo 2026
Nel Bar Sport di Briga Novarese, il fumo delle sigarette si mescolava all’odore di caffè bruciato, mentre la radio gracchiava le ultime dal mondo. Tonino «il Termosifone», appollaiato sullo sgabello come un gallo su un trespolo, sventolava il giornale fresco di stampa.
«Sentite qua, gente! Trump, quel tipo con i capelli arancioni come una carota radioattiva, minaccia l’Iran di nuovo. Dice che distruggerà il regime, bum, come se fosse un videogioco. E intanto Israele marcia in Libano, con Hezbollah che spara missili, e un pezzo di razzo atterrato vicino all’ufficio di Netanyahu. Novecentomila sfollati, roba da far piangere un sasso!» esclamò Tonino, agitando le braccia come se dirigesse un’orchestra invisibile.
El Poeta, dietro il bancone, versava un bianchino con aria poetica. «Trump l’arancione, con l’Iran fa il leone, ma se un missile vola, finisce in cantina a far la polenta!» buttò lì una rima, ridacchiando tra sé.
Il ragionier Gualtieri, con gli occhiali appannati dal vapore del cappuccino, alzò un dito da contabile. «Ma via, esagerate! Trump è un affarista, non un guerriero. Minaccia l’Iran per far salire il prezzo del petrolio, così i suoi amici miliardari comprano yacht più grandi. E Israele? Avanza in Libano come io avanzo verso la pensione: piano piano, ma con tanti ostacoli. Novecentomila sfollati? Qui a Briga, se piove forte, ne abbiamo cinquanta che si rifugiano sotto il portico!»
La Mirella, seduta al tavolino con una sigaretta che pendeva come un punto interrogativo, soffiò una nuvola di fumo. «Ah, sì? E quel frammento di missile vicino a Netanyahu? Immaginalo: sta firmando carte, e zac, un pezzo di ferro gli atterra sulla scrivania. ‘Ehi, Bibi, è arrivato il postino!’ Magari era un messaggio dall’Iran: ‘Con affetto, da Teheran’. Trump dovrebbe mandare i suoi tweet invece di bombe, almeno ridiamo tutti.»
Il Peppone, con la barba unta di grasso da meccanico, grugnì dal fondo del bar mentre puliva una chiave inglese. «Missili, regimi, sfollati… Qui da noi, l’unico regime è quello della dieta della Mirella, che dura due giorni. Israele avanza? Facciano come il mio trattore: avanti piano, ma con la retromarcia pronta. E Trump? Quello distrugge solo i suoi capelli con la lacca. Se vuole la guerra, che venga a Briga a sfidare Tonino a briscola, vedrà che fine fa!»
Otello, che tutti chiamavano «Calorifero» per via del suo collo rosso e caldo come un termosifone, asciugava bicchieri con un ghigno. «Io dico che è tutta una montatura. Novecentomila sfollati in Libano? Qui se chiudono la statale per lavori, ne abbiamo venti che si accampano al bar. E quel missile? Magari era un fuoco d’artificio andato storto. Trump minaccia, Israele avanza, e noi? Noi beviamo un altro giro e aspettiamo che il mondo esploda. O no, Poeta?»
El Poeta annuì, preparando un altro caffè. «Il mondo gira, la guerra tira, ma al Bar Sport, si ride e si sbotta!»
Un tipo con la cravatta storta, un commesso viaggiatore di passaggio, intervenne dal suo angolo. «Scusate, ma Hezbollah? Quelli sparano razzi come coriandoli a carnevale. Immaginate Netanyahu che schiva frammenti: ‘Ehi, questo non era nel mio programma elettorale!’ Trump dovrebbe twittare: ‘Iran, you’re fired!’ e fine della storia.»
Tonino rise così forte da far tremare il giornale. «Vedi? Al Bar Sport, le guerre diventano barzellette. Passami un altro caffè, Calorifero, che il mondo sta per finire e io non ho ancora finito di leggere!»
E così, tra risate e bicchieri che tintinnavano, la notizia si dissolveva in un turbine di nonsense, mentre fuori, a Briga Novarese, la vita scorreva placida come un fiume pigro.

Deja tu comentario