Por Franco Cerutti
Se Gesù tornasse oggi: Torah o Catechismo?
A volte mi ritrovo a riflettere su una domanda che, per quanto semplice, porta con sé implicazioni profonde. Se Gesù di Nazareth dovesse tornare tra noi oggi, in questo mondo così diverso da quello della Palestina del primo secolo, cosa farebbe? Quale messaggio porterebbe con sé?
Non dimentichiamo chi era realmente: un uomo ebreo, nato e cresciuto in una famiglia osservante, che ha dedicato la sua vita a insegnare e interpretare la Torah per il suo popolo. Le sue parole, le sue parabole, le sue critiche ai poteri religiosi del tempo nascevano tutte da quella radice profonda. Non venne a fondare una religione del tutto separata, ma a richiamare il popolo d’Israele a una fede più autentica, più interiore, fedele allo spirito della Legge e dei Profeti.
Oggi invece assistiamo a una tradizione cristiana che si è sviluppata attraverso secoli di discussioni teologiche, concili e decisioni prese dalle gerarchie ecclesiastiche. Il Catechismo della Chiesa Cattolica, con le sue formulazioni precise e dettagliate su dogmi, sacramenti e struttura istituzionale, è il frutto di questo lungo processo storico. Molti insegnamenti che oggi diamo per scontati sono il risultato di elaborazioni successive, spesso lontane dal linguaggio diretto e concreto che Gesù usava con la gente del suo tempo.
Se tornasse, pensate davvero che si metterebbe a spiegare punto per punto quel Catechismo ufficiale, con tutte le sue definizioni elaborate da teologi e autorità ecclesiastiche nel corso dei secoli? O invece riprenderebbe il filo interrotto duemila anni fa, parlando ancora una volta al popolo come faceva allora, usando le Scritture ebraiche come base, chiamando alla conversione del cuore, alla giustizia, alla misericordia e all’amore di Dio sopra ogni cosa?
Io sono convinto che la seconda ipotesi sia di gran lunga la più coerente con la sua identità profonda. Gesù non era un teologo sistematico o un dottore della Chiesa medievale; era un maestro ebreo del suo tempo, un rabbi che interpretava la Torah con autorità profetica. La sua forza veniva da lì, non da successive costruzioni dottrinali.
Questo non vuol dire buttare via tutta la tradizione cristiana che è nata dopo di lui. Significa però avere il coraggio di riconoscere che esiste una differenza sostanziale tra il messaggio originario e molte delle sovrastrutture che si sono aggiunte nel tempo. Spesso queste rischiano di rendere più complicato e mediato ciò che lui proponeva in modo semplice e diretto.
Per questo, se dovessi scegliere, starei senza esitazione con l’insegnamento vivo della Torah, con quella predicazione immediata e radicale che Gesù rivolgeva alla sua gente. Tutto il resto può avere il suo valore, ma viene dopo, molto dopo.

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