Migliaia di dei, una sola vita.
Qualche mese fa camminavo in un quartiere dove, nel giro di duecento metri, si incontravano una chiesa cattolica, un tempio buddista e una moschea. Mi sono fermato a guardare la gente entrare e uscire, ognuno convinto, nel proprio cuore, di rivolgersi all'unica verità possibile.
Mi ha colpito un pensiero semplice: se esistesse davvero una sola divinità autentica, come si spiega che nel corso della storia l'umanità ne abbia immaginate migliaia, ognuna diversa, ognuna legata a un popolo, a un'epoca, a un bisogno preciso? Non sono comparse dal nulla. Le abbiamo costruite noi, pezzo per pezzo, per dare un nome a ciò che non riuscivamo a spiegare, per calmare la paura della morte, per tenere insieme intere comunità attorno a regole condivise.
Capisco perché sia successo: l'incertezza è scomoda, e inventare risposte è più facile che conviverci. Ma quello che un tempo serviva a unire oggi spesso divide, e ogni gruppo continua a sostenere che la propria versione sia quella giusta, respingendo tutte le altre come illusioni.
Non credo servano entità immaginate per dare senso a un'esistenza. Quello che ci serve davvero è osservare, mettere in discussione, restare ancorati a ciò che possiamo verificare insieme agli altri. La vita che abbiamo non ha bisogno di essere impreziosita da promesse ultraterrene per valere qualcosa: basta viverla con attenzione. La forza per farlo non arriva da un cielo qualsiasi. Arriva da dentro di noi.

