Por Franco Cerutti

Il risveglio della ragione.

Negli ultimi cento anni il numero di persone che non si riconoscono in nessuna religione è cresciuto del 1900%. Una cifra che da sola racconta un cambiamento epocale, silenzioso ma inarrestabile.

La gente ha cominciato a usare la testa. A farsi domande, a pretendere ragioni, a non accettare più tutto ciò che viene raccontato come verità assoluta senza discuterne. Sono emersi gli scettici, coloro che vogliono capire prima di credere, gli agnostici e tutti quelli che preferiscono affidarsi all’esperienza concreta piuttosto che a costruzioni mentali ereditate.

Questo è il vero problema per chi gestisce le religioni organizzate come un’attività. Quando le persone imparano a ragionare da sole, smettono di essere greggi comode. Diventano difficili da dirigere, smettono di versare contributi automatici e soprattutto smettono di accettare senza discutere chi si presenta come portavoce esclusivo di qualcosa di invisibile.

Il cristianesimo ha visto ridursi in modo significativo la propria base di fedeli proprio in questo secolo. Le vocazioni sono in calo netto. Sempre meno giovani scelgono quella strada. Molti luoghi di culto, un tempo pieni, oggi sopravvivono a fatica o vengono destinati ad altro.

Tutto questo è successo in appena cento anni. Se il cambiamento è stato così rapido fin qui, è lecito chiedersi cosa accadrà nei prossimi decenni. Non si tratta della scomparsa totale di ogni forma di spiritualità, ma della progressiva perdita di potere di chi pretende obbedienza cieca e vieta il dubbio.

Io sono convinto che il dubbio sia una delle cose più preziose che abbiamo. Ci hanno insegnato per secoli che mettere in discussione è pericoloso o segno di poca fede. Eppure è proprio il dubbio che ha fatto avanzare la scienza, ha smantellato poteri ingiusti e ha permesso di riconoscere le falsità per quello che sono. Senza di esso saremmo ancora fermi a spiegazioni magiche per tutto.

Per questo motivo sempre più persone — me compreso — hanno scelto di vivere senza legarsi a strutture rigide o a figure che si ergono a intermediari obbligatori con il trascendente. Non serve fondare nuovi gruppi o inventare etichette. Basta attivare la propria intelligenza: fare domande, ridere quando serve, amare con intensità e vivere questa esistenza senza sentirsi in colpa per non obbedire a regole scritte da altri.

Questa vita non è una prova da superare per guadagnarsi un premio successivo. È l’unica che abbiamo. E mi sembra francamente triste vederla passare a sostenere chi si arricchisce o ottiene potere promettendo contatti con entità che nessuno può vedere o verificare.

I dati sono lì, netti. Stiamo assistendo a un lento ma chiaro risveglio collettivo verso una maggiore autonomia di pensiero. Io mi sento di percorrere questa strada con convinzione.

Parassiti. Nient’altro.